GEO: come far scoprire il tuo brand nelle risposte di ChatGPT, Gemini e Google

Dire che la SEO è morta con l’arrivo dell’intelligenza artificiale è come dire che la matematica è finita quando abbiamo inventato la calcolatrice. L’ho scritto su LinkedIn più di un anno fa e lo penso ancora, ma nel frattempo il modo in cui le persone cercano è cambiato abbastanza da meritare un nome a parte: GEO.

Oggi una persona che deve scegliere un fornitore, un prodotto o un consulente spesso non apre più dieci risultati di Google. Fa una domanda a ChatGPT, legge la risposta generata in cima alla pagina di Google oppure chiede a Perplexity di confrontare tre opzioni. Se il tuo brand non compare in quella risposta, per quella persona semplicemente non esiste. Questa guida nasce dal lavoro che faccio ogni giorno sui progetti dei miei clienti e prova a rispondere a una domanda sola: come si fa a farsi scoprire, e citare, dentro le risposte delle AI?

Cos’è la GEO (Generative Engine Optimization)

La GEO, Generative Engine Optimization, è il lavoro che serve per far comparire un brand, un sito o un contenuto nelle risposte dei motori generativi: ChatGPT, Gemini, Perplexity, Copilot e le funzioni AI di Google, cioè AI Overviews e AI Mode.

Il termine non l’ha inventato un’agenzia di marketing. Viene da uno studio accademico firmato da ricercatori di Princeton e dell’IIT di Delhi, presentato alla conferenza KDD nel 2024, che ha misurato in modo sistematico quali modifiche a un contenuto ne aumentano la visibilità nelle risposte generate. Ci torno più avanti, perché i risultati sono interessanti e in parte controintuitivi.

La differenza con la SEO classica sta nell’obiettivo. Con la SEO lavori per posizionare una pagina tra i risultati; con la GEO lavori perché il tuo nome venga scelto e nominato dentro una risposta che l’AI scrive da sola, mettendo insieme più fonti. Non c’è una posizione uno da conquistare: o vieni citato, o no.

Cosa è cambiato davvero nella ricerca in Italia

Per capire perché la GEO non è più un tema da convegno, basta mettere in fila le date. Le AI Overviews di Google sono disponibili in Italia, anche in italiano, dal 26 marzo 2025. A ottobre 2025 è arrivata anche AI Mode, la modalità di ricerca conversazionale basata su Gemini. E dal 24 agosto 2026 ChatGPT mostra annunci pubblicitari anche agli utenti italiani dei piani Free e Go, dopo una fase di test partita negli Stati Uniti a febbraio.

Messe insieme, queste tappe raccontano una cosa precisa: la ricerca si sta spostando da un elenco di link da esplorare a una risposta già pronta. Le persone non digitano più due parole chiave, fanno domande complete, chiedono confronti, raccontano il loro contesto. E le piattaforme rispondono scegliendo quali brand nominare.

GEO e SEO: stessa famiglia, lavoro diverso

La buona notizia è che le fondamenta restano le stesse. Google lo ripete da tempo: per comparire nelle AI Overviews e in AI Mode non serve un’ottimizzazione speciale, valgono le indicazioni di sempre. Contenuti originali e utili, una pagina che si carica bene, un sito che Google riesce a scansionare, dati strutturati coerenti con quello che si vede davvero sulla pagina.

Quello che cambia è il peso dei fattori. Nella SEO tradizionale una pagina tecnicamente perfetta e ben linkata può posizionarsi anche se il brand dietro è poco conosciuto. Nella GEO conta molto di più chi sei e quanto se ne parla in giro, perché un modello linguistico tende a citare le fonti che riconosce come affidabili e che trova confermate in più posti. Il “chi” dice una cosa pesa quanto il “cosa”.

Come le AI scelgono chi citare

Nessuna piattaforma pubblica la ricetta, quindi bisogna ragionare sui dati disponibili, sapendo che si tratta di correlazioni e non di regole.

Il dato più utile che conosco viene da uno studio di Ahrefs pubblicato a maggio 2025 su 75.000 brand, che ha misurato quali fattori sono più legati alla presenza di un marchio nelle AI Overviews di Google. In cima non ci sono i backlink: il fattore con la correlazione più forte sono le menzioni del brand sul web (0,664), seguite dagli anchor text che contengono il nome del brand (0,527) e dal volume di ricerche sul nome del brand (0,392). I backlink in senso stretto si fermano a 0,218, la spesa pubblicitaria su Google intorno a 0,215. Tradotto: conta molto essere nominati, citati e cercati, conta meno accumulare link.

Lo studio di Princeton aggiunge un pezzo sul contenuto. Testando diverse modifiche ai testi, i ricercatori hanno visto che aggiungere fonti citate, statistiche e citazioni di esperti aumenta la visibilità nelle risposte generate fino al 40%. Il keyword stuffing, la vecchia abitudine di ripetere la parola chiave, ha fatto peggio del testo non ottimizzato. Hanno anche notato che l’efficacia delle singole tecniche cambia da settore a settore, che è un buon promemoria contro le ricette universali.

Il metodo che uso per la GEO, passo per passo

Non esiste una checklist che garantisce una citazione in ChatGPT, e diffido di chi la vende. Esiste però un modo ordinato di lavorare, che è quello che applico sui progetti dei miei clienti e, ovviamente, anche sul mio nome.

1. Capire come le AI descrivono oggi il tuo brand

Prima di cambiare qualsiasi cosa serve una fotografia. Preparo un elenco di domande realistiche, quelle che un tuo cliente farebbe davvero (“qual è il miglior e-commerce di cosmetica coreana in Italia?”, “chi può aiutarmi con Google Ads per un’azienda B2B?”), e le pongo a ChatGPT, Gemini, Perplexity e Google AI Mode. Annoto se il brand compare, in che posizione, con quali parole viene descritto e quali concorrenti vengono citati al suo posto. Spesso è la parte più illuminante di tutto il lavoro, perché mostra informazioni vecchie, errate o semplicemente assenti.

2. Rendere coerente l’identità del brand ovunque

Un modello linguistico ricostruisce chi sei mettendo insieme frammenti sparsi: il sito, i profili social, le directory, le recensioni, gli articoli che ti nominano. Se in un posto sei un’agenzia, in un altro un freelance e in un terzo hai ancora il vecchio nome, la descrizione che ne esce sarà confusa. Il lavoro qui è noioso ma decisivo: lo stesso nome e la stessa descrizione dei servizi su sito, profilo Google, LinkedIn e directory, più dati strutturati di tipo Organization o Person collegati ai profili ufficiali.

3. Scrivere contenuti che rispondono davvero

Le AI cercano risposte, non pagine. Un contenuto che vuole essere citato deve rispondere alla domanda nelle prime righe, in modo chiaro, e poi approfondire. Deve contenere informazioni che altrove non ci sono: dati propri, casi reali, numeri, esperienza diretta. E deve avere un autore riconoscibile, con una biografia vera e verificabile. Qui GEO e SEO coincidono quasi del tutto, ed è il motivo per cui ripeto sempre che la qualità resta la leva principale.

4. Farsi nominare fuori dal sito

Visto il peso delle menzioni, una parte del lavoro si sposta fuori dal sito: digital PR, articoli su testate di settore, interventi a eventi, recensioni dei clienti, presenza nelle community dove si parla del tuo mercato. Non serve il link a tutti i costi; serve che il tuo brand venga citato, nel contesto giusto, da fonti che le AI considerano autorevoli.

5. Misurare quello che si può misurare

La misurazione della GEO è ancora imperfetta, e conviene dirlo chiaramente. Quello che si può fare è ripetere a intervalli regolari lo stesso set di domande del primo passo, controllare in Google Analytics 4 le visite che arrivano da chatgpt.com, perplexity.ai o gemini.google.com, e osservare in Search Console l’andamento delle ricerche sul nome del brand. Se le persone iniziano a cercarti per nome, di solito è perché qualcuno, umano o AI, gliel’ha suggerito.

Cosa non serve (anche se te lo vendono)

Intorno alla GEO è nato in fretta un piccolo mercato di scorciatoie. La più citata è il file llms.txt, una sorta di indice del sito pensato per i modelli linguistici. Google, nella sua guida sull’ottimizzazione per le funzioni AI della ricerca pubblicata a maggio 2026, dice chiaramente che non serve per AI Overviews e AI Mode, così come non servono la suddivisione artificiale dei testi in blocchi, la riscrittura dei contenuti “per le AI” o markup speciali. Lighthouse ha introdotto un controllo sperimentale su llms.txt, ma riguarda gli agenti che navigano i siti, non il posizionamento né le citazioni.

Vale lo stesso per i testi gonfiati di parole chiave e per le pagine create in serie solo per intercettare domande: oltre a non funzionare nella GEO, sono esattamente il genere di contenuto che Google prende di mira con i suoi spam update.

GEO e ChatGPT Ads non sono la stessa cosa

Con l’arrivo della pubblicità su ChatGPT capita di sentire domande del tipo “se faccio gli annunci, poi ChatGPT mi cita?”. La risposta è no. OpenAI dichiara che gli annunci sono etichettati, separati dalle risposte e non influenzano quello che il modello scrive. Le due attività lavorano bene insieme, perché l’annuncio ti mette davanti a chi sta decidendo e la GEO costruisce la reputazione che rende credibile quel nome, ma una non compra l’altra.

Il budget: la GEO non si fa con quello che avanza

Tutto questo ha un costo, e non parlo solo di soldi. Servono tempo, contenuti verticali e approfonditi, relazioni con chi scrive del tuo settore, cura costante dei profili e delle informazioni che ti riguardano. Trattare la GEO come un’attività da fare una volta e poi dimenticare significa lasciare che siano altri a raccontare il tuo brand alle AI, e di solito sono i concorrenti.

Quindi, che fine farà la SEO?

Per quanto mi riguarda vivrà ancora a lungo, semplicemente con un raggio più ampio. Finché qualcuno si farà una domanda, ci sarà bisogno di una risposta; e finché servirà una risposta, ci sarà spazio per chi saprà farsi scegliere come fonte. La SEO ti fa trovare, la GEO ti fa citare: il lavoro vero è far scoprire il tuo brand a chi lo sta cercando, ovunque lo stia cercando.

Domande frequenti sulla GEO

Cos’è la GEO in parole semplici?

La GEO (Generative Engine Optimization) è l’insieme delle attività che servono per far comparire e citare un brand nelle risposte generate da ChatGPT, Gemini, Perplexity e dalle funzioni AI di Google come AI Overviews e AI Mode.

Qual è la differenza tra GEO e SEO?

La SEO lavora per posizionare le pagine di un sito tra i risultati di ricerca; la GEO lavora perché il brand venga nominato dentro le risposte delle AI. Le basi sono comuni, ma nella GEO pesano di più la reputazione del brand e le menzioni su fonti esterne.

Serve il file llms.txt per comparire su ChatGPT o su Google AI?

Per le funzioni AI della ricerca Google no: Google indica esplicitamente che llms.txt non è necessario per AI Overviews e AI Mode. Ad oggi nessun grande motore generativo ha dichiarato di usarlo come fattore per scegliere le fonti da citare.

Si può pagare per essere citati da ChatGPT?

No. Su ChatGPT si possono acquistare annunci, disponibili in Italia dal 24 agosto 2026, ma OpenAI dichiara che sono separati dalle risposte e non le influenzano.

Quanto tempo serve per vedere risultati con la GEO?

Dipende da quanto è conosciuto il brand all’inizio e da quanto è confusa la sua identità online. I primi cambiamenti nelle risposte possono arrivare in alcune settimane, quando si correggono informazioni errate; costruire menzioni e autorevolezza richiede invece mesi di lavoro continuo.

Fonti: Aggarwal et al., “GEO: Generative Engine Optimization”, KDD 2024; Ahrefs, analisi su 75.000 brand e AI Overviews, maggio 2025; Google Search Central, indicazioni sulle funzioni AI della ricerca; OpenAI, annuncio sull’espansione di ChatGPT Ads in Europa, agosto 2026.

Vuoi capire come le persone, e le AI, trovano il tuo brand?

Parto sempre da un’analisi di come vieni cercato e descritto oggi, su Google e nelle risposte di ChatGPT, Gemini e Perplexity. Se vuoi, raccontami il tuo progetto.

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